Home Gallerie Elogio dell'Imperfezione (2013)

Elogio dell'imperfezione (2013)

Dinanzi alle Combustioni e ai Sacchi che Alberto Burri esponeva negli anni Cinquanta spesso destando scandalo per l'uso apparentemente casuale di materie povere e quotidiane, Cesare Brandi evocava la ritmica classica del fregio fidiaco delle Panatenee, individuando giustamente in quelle opere la ricerca di una partitura compositiva che aveva alle spalle la grande tradizione della pittura e della scultura. E' un approccio ormai acquisito nella lettura del Novecento: laddove si leggeva, ed era più facile, un gesto iconoclasta, il tempo ha ricucito le linee di frattura scoprendo invece una volontà formale indagata con strumenti diversi nella storia sedimentata che ci precede.

E' così anche per questi lavori di Giovanna Lentini, dove stoffe e fili imbastiscono un racconto poetico fatto di linee e tasselli di colore in apparenza vaganti come guidati dal caso, e in realtà assemblati secondo una logica che il tempo paziente dell'intervento scopre nella sua necessità. Non si tratta, naturalmente, un ordine prestabilito: anzi, è la manipolazione dei materiali di volta in volta diversa a guidare queste geometrie mobili, queste geografie congetturali. E se in alcuni casi la dimensione ludica dei collage sembra organizzare una possibile ribalta di figure e narrazioni, in altri la filigrana di segni - vettoriali, a zigzag, concentrici, a griglia - pare alludere a un repertorio di paesaggi di città, tanto fantastiche quanto stratificate nella memoria. Così, se per i riferimenti figurativi si possono citare (e sono entrambi esempi di ironica grafia poetica) tanto Calder quanto Gastone Novelli, l'allusione forse più segreta è a quel grande testo seminale del Novecento che è "Le città invisibili" di Calvino, e ad almeno una delle voci che lo scrittore consegnò idealmente al nuovo secolo nelle sue Lezioni americane: la leggerezza.

Sergio Troisi